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Scacchi, Mille Benefici: Saranno Obbligatori nelle Scuole Spagnole


Giocare a scacchi non è solo un passatempo, o un “gioco” qualunque, ma è un’attività in grado di svegliare il cervello, di prevenire alcune malattie ad esso legate e, in generale, di aumentare la concentrazione.

In Spagna gli scacchi diventeranno obbligatori in tutte le scuole, grazie al Partito socialista che ha proposto l’insegnamento degli scacchi: proposta accolta dal governo, guidato da Mariano Rajoy, e quindi presto le scuole spagnole saranno rifornite di scacchiere, cavalli, re, regine, alfieri ecc., e ovviamente ci vorranno insegnanti preparati che possano guidare i ragazzi nell’apprendimento e nell’approfondimento delle tecniche di gioco.

“Il gioco degli scacchi è lo sport più violento che esista”, diceva il campione mondiale Gary Kasparov: la complessità del gioco, che prevede infinite mosse, è stata sempre collegata a dei cervelli superiori, a intelligenze raffinate. Ma tutti possono giocare a scacchi, e quanto prima si impara a giocare, tanto più saranno i benefici sul cervello.

Stando alle ricerche degli esperti delle Università di Lérida e Girona, introdurre il gioco degli scacchi nel programma scolastico proprio come materia di studio, consente di sviluppare nel modo migliore possibile l’intelligenza in vari parametri. Inoltre, secondo le statistiche, gli studenti spagnoli dimostrano una scarsa propensione e scarsi risultati in matematica e in lettura, e sembra che le strategie previste da questo gioco possano affinare i cervelli e migliorare i risultati degli allievi anche in queste discipline.

Sembra anche che giocare a scacchi abbia un certo peso nel prevenire malattie del declino cognitivo, come il morbo di Alzheimer, e che sviluppino molto le capacità mnemoniche, in tutte le età. Solo vantaggi, dunque.

Probabilmente non ci vorrà molto prima che gli scacchi vengano introdotti in modo obbligatorio anche nelle scuole del nostro Paese, soprattutto se i benefici si vedranno sui risultati nelle scuole dei nostri “cugini” spagnoli.

Foto tratta dalla rete

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